La trisomia 13, conosciuta come sindrome di Patau, viene spesso rilevata per la prima volta durante lo screening del primo trimestre o in seguito a un’ecografia che evidenzia anomalie strutturali del feto. Per molte coppie è una diagnosi inattesa, e le domande che seguono sono quasi sempre le stesse: quanto è grave, con quale certezza si può sapere, cosa si può fare.
Questo articolo risponde a quelle domande, sulla base di quello che la ricerca clinica conosce oggi sulla trisomia 13: le cause, le forme, il percorso diagnostico prenatale e gli strumenti disponibili per avere una risposta affidabile.
Cos’è la sindrome di Patau

La sindrome di Patau prende il nome dal genetista Klaus Patau, che la descrisse nel 1960 insieme alla trisomia 18. È causata dalla presenza di una terza copia del cromosoma 13, che altera lo sviluppo di numerosi organi e sistemi già nelle prime settimane di vita fetale.
È la terza trisomia autosomica per frequenza dopo la sindrome di Down (trisomia 21) e la sindrome di Edwards (trisomia 18). Si stima che si verifichi in circa 1 su circa 8.000-15.000 nati vivi, ma la frequenza nelle gravidanze è più alta perché una quota significativa non arriva al termine. Anche per la trisomia 13 esistono tre forme principali.
Trisomia 13 completa
Secondo i dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità, rappresenta circa il 75-90% dei casi. Il cromosoma sovrannumerario è presente in tutte le cellule dell’organismo. Come per la trisomia 18, l’origine è quasi sempre un errore di non disgiunzione durante la meiosi materna.
Trisomia 13 a mosaico
In questa forma solo alcune cellule hanno il cromosoma in eccesso. La proporzione di cellule coinvolte varia da caso a caso e influenza direttamente la gravità del quadro clinico. Le forme a mosaico tendono a presentare caratteristiche meno severe rispetto alla trisomia completa, ma la variabilità è ampia e difficile da prevedere.
Trisomia 13 da traslocazione
Circa il 5-10% dei casi. Una porzione del cromosoma 13 si attacca a un altro cromosoma, più spesso il cromosoma 14. In questa forma il cariotipo conta ancora 46 cromosomi in totale, ma il materiale genetico del cromosoma 13 è presente in eccesso. A differenza della forma completa, la traslocazione può in alcuni casi essere ereditata da un genitore portatore bilanciato, il che ha implicazioni per le gravidanze future.
Cause e fattori di rischio
La trisomia 13 completa origina da un evento casuale durante la formazione delle cellule riproduttive. L’età materna è il fattore di rischio più documentato in quanto il rischio di non disgiunzione cromosomica aumenta con l’avanzare dell’età della madre, come accade per tutte le principali trisomie autosomiche.
La forma da traslocazione ha una dinamica diversa. Se uno dei genitori è portatore di una traslocazione bilanciata, cioè ha il materiale cromosomico riarrangiato ma completo, il rischio di avere un figlio con trisomia 13 da traslocazione è significativamente più alto. Per questo, in caso di diagnosi di trisomia 13 da traslocazione, viene generalmente proposto il cariotipo ai genitori.
Il contributo dell’età paterna nella trisomia 13 è marginale, come per le altre grandi trisomie autosomiche. Le mutazioni puntiformi legate all’età del padre seguono meccanismi diversi, descritti nell’articolo sull’età del padre e rischio genetico per il feto.
Come si diagnostica la trisomia 13 in gravidanza

Il percorso diagnostico prenatale per la trisomia 13 segue la stessa sequenza degli altri test cromosomici: screening di primo livello, eventuale approfondimento con NIPT, e diagnosi definitiva tramite esame invasivo.
Segnali ecografici
La trisomia 13 produce spesso anomalie strutturali rilevabili già nell’ecografia del primo trimestre. Le più frequenti sono:
- oloprosencefalia (mancata separazione dei due emisferi cerebrali)
- ciclopia o ipotelorismo (occhi ravvicinati o fusi)
- labio-palatoschisi mediana
- polidattilia (dita soprannumerarie, tipicamente alle mani)
- anomalie cardiache strutturali
- assenza dei bulbi olfattivi
- reni policistici o altre anomalie renali
- translucenza nucale aumentata
La translucenza nucale aumentata è presente in una percentuale significativa dei feti con trisomia 13, anche se in misura meno costante rispetto alla trisomia 18. Il nostro articolo sulla translucenza nucale spiega come interpretare questo valore nel contesto dell’ecografia del primo trimestre.
Screening del primo trimestre e bi-test
Il bi-test valuta il rischio combinato per trisomia 21, 18 e 13 integrando la translucenza nucale con i marcatori biochimici PAPP-A e β-hCG libera nel sangue materno. Nella trisomia 13 il profilo biochimico tende a differenziarsi da quello della trisomia 21: la PAPP-A è spesso molto ridotta, mentre la β-hCG può essere nella norma o lievemente alterata.
Il risultato è sempre una stima probabilistica. Un rischio elevato per la trisomia 13 al bi-test indica che è opportuno procedere con un approfondimento. L’articolo su cosa fare dopo un bi-test positivo descrive i passi successivi nel dettaglio.
NIPT (test del DNA fetale)
Il NIPT rileva la trisomia 13 analizzando il DNA fetale libero nel sangue materno. La sensibilità per la trisomia 13 è superiore al 90% nelle popolazioni ad alto rischio, con specificità superiore al 99%. È leggermente inferiore rispetto alle trisomie 21 e 18, in parte perché il cromosoma 13 è più grande e la quota di DNA fetale rilevabile può essere influenzata da fattori tecnici.
Anche per la trisomia 13 il NIPT rimane un test di screening: un risultato positivo va sempre confermato con un esame diagnostico invasivo. La forma a mosaico e quella da traslocazione possono essere più difficili da rilevare o interpretare correttamente. Consulta il nostro articolo quando è indicato il test NIPT in gravidanza per un quadro delle indicazioni attuali.
Prenatalsafe®: i pannelli che rilevano la trisomia 13

Tutti i pannelli Prenatalsafe® includono lo screening della trisomia 13, a partire dal pannello base.
- Prenatalsafe® 3 valuta le aneuploidie dei cromosomi 21, 18 e 13, con determinazione opzionale del sesso fetale. È il pannello di riferimento quando l’obiettivo è lo screening delle tre trisomie principali.
- Prenatalsafe® 5 aggiunge lo screening delle anomalie dei cromosomi sessuali, mantenendo la copertura sulla trisomia 13.
- Prenatalsafe® 5DiGeorge include tutto quanto previsto dal pannello 5, con l’aggiunta della microdelezione del cromosoma 22 (sindrome di DiGeorge).
- Prenatalsafe® Plus estende ulteriormente lo screening con la trisomia dei cromosomi 9 e 16 e sei sindromi da microdelezione tra le più comuni.
- Prenatalsafe® Karyo e Karyo Plus aggiungono lo studio di tutte le alterazioni cromosomiche strutturali a carico di ogni cromosoma, con il Karyo Plus che include nove sindromi da microdelezione.
- Prenatalsafe® Complete e Complete Plus sono i pannelli più avanzati: analizzano il DNA fetale libero, eseguono lo screening del cariotipo fetale completo e rilevano gravi malattie genetiche nel feto. Il Complete Plus aggiunge lo studio delle nove sindromi da microdelezione più comuni.
La scelta del pannello dipende dal profilo di rischio individuale e dalle indicazioni del medico. La guida completa a Prenatalsafe® e la pagina del prodotto contengono tutte le informazioni per orientarsi tra i pannelli disponibili.
Diagnosi definitiva: amniocentesi e villocentesi
La conferma diagnostica richiede l’analisi diretta del cariotipo fetale tramite un campione di cellule del feto, ottenuto con una delle due procedure invasive disponibili.
- Villocentesi: prelievo di cellule dalla placenta, eseguibile tra l’11ª e la 13ª settimana. Con la tecnica QF-PCR fornisce un risultato preliminare in 24-48 ore; il cariotipo completo richiede 2-3 settimane. Nel caso di sospetta trisomia 13 da traslocazione, il cariotipo completo è indispensabile per caratterizzare correttamente l’anomalia.
- Amniocentesi: prelievo di liquido amniotico, eseguibile dalla 15ª–16ª settimana. Tempi comparabili alla villocentesi per il cariotipo.
Entrambe le procedure comportano un piccolo rischio procedurale di aborto. L’articolo su amniocentesi o villocentesi: quale scegliere confronta le due opzioni nei dettagli.
Caratteristiche cliniche associate

La trisomia 13 completa è caratterizzata da malformazioni congenite gravi e multiple. Le più documentate in letteratura:
- Sistema nervoso centrale: l’oloprosencefalia, ovvero la mancata divisione del proencefalo in due emisferi, è presente in circa il 74% dei casi. È uno dei segni più specifici della trisomia 13 e spesso rilevabile già all’ecografia del primo trimestre.
- Viso: ciclopia o ipotelorismo marcato, labio-palatoschisi mediana, naso assente o rudimentale (proboscide). Queste caratteristiche sono direttamente legate all’oloprosencefalia.
- Cuore: anomalie strutturali cardiache sono presenti in circa l’80% dei casi, includendo difetti del setto ventricolare, destrocardia e difetti del setto interatriale.
- Mani e piedi: la polidattilia postassiale (un dito soprannumerario sul lato del mignolo) è presente in circa il 75% dei casi ed è uno dei segni più caratteristici.
- Reni: reni policistici o malformazioni renali significative sono rilevate in una quota rilevante dei casi.
- Occhi: microftalmia (occhi molto piccoli) o anoftalmia (assenza degli occhi) sono presenti in una parte dei casi.
Nelle forme a mosaico le caratteristiche cliniche possono essere molto attenuate o assenti, con quadri che variano ampiamente da individuo a individuo.
Prognosi
La prognosi della trisomia 13 completa è severa. La maggior parte delle gravidanze affette non arriva al termine; infatti, si stima che oltre il 90% dei feti con trisomia 13 completa vada incontro ad aborto spontaneo o morte intrauterina. Tra i nati vivi, circa il 50% non supera la prima settimana di vita. Solo il 5-10% sopravvive oltre il primo anno, quasi sempre con disabilità gravi.
Le forme a mosaico hanno una prognosi più variabile. Esistono casi documentati di sopravvivenza fino all’età adulta, con caratteristiche cliniche significativamente più lievi rispetto alla forma completa. L’Associazione SOFT Italia è il principale riferimento italiano per le famiglie che affrontano una diagnosi di trisomia 13 o 18, sia in gravidanza sia dopo la nascita.
Dopo la diagnosi prenatale
Ricevere una diagnosi di trisomia 13 in gravidanza è una delle situazioni più difficili che una coppia possa trovarsi ad affrontare. Le opzioni dipendono dall’epoca gestazionale, dalla forma specifica della trisomia e dalle scelte della coppia, sempre in dialogo con i medici di riferimento.
In caso di trisomia 13 da traslocazione, è opportuno proporre il cariotipo a entrambi i genitori per valutare se uno di loro sia portatore bilanciato, con le relative implicazioni per gravidanze future. La consulenza genetica è raccomandata in tutti i casi per ricevere informazioni accurate sulla diagnosi specifica e sulle opzioni di monitoraggio disponibili.
Domande frequenti sulla sindrome di Patau
La trisomia 13 si può prevenire?
La forma completa origina da un errore casuale durante la meiosi e non è prevenibile. L’unico fattore di rischio noto è l’età materna avanzata. La forma da traslocazione può essere ereditata, quindi in caso di diagnosi è opportuno valutare il cariotipo dei genitori.
Il NIPT rileva sempre la trisomia 13?
Il NIPT rileva la trisomia 13 con sensibilità superiore al 90% nelle popolazioni ad alto rischio. La forma a mosaico e quella da traslocazione possono essere più difficili da rilevare. Un risultato negativo rende molto improbabile la presenza della condizione ma non la esclude al 100%, motivo per cui un risultato positivo va sempre confermato con un esame invasivo.
Qual è la differenza tra trisomia 13 e trisomia 18?
Entrambe causano malformazioni congenite multiple e hanno una prognosi severa, ma si distinguono per le caratteristiche cliniche specifiche. La trisomia 13 è spesso associata a oloprosencefalia e polidattilia, mentre la trisomia 18 è più frequentemente associata a ritardo di crescita severo e alla postura caratteristica delle mani. La trisomia 18 è significativamente più frequente della trisomia 13.
Cosa succede se l’ecografia mostra oloprosencefalia?
L’oloprosencefalia è un segno ecografico che può essere associato a diverse condizioni, tra cui la trisomia 13, ma anche ad altre anomalie cromosomiche o genetiche. Un riscontro ecografico di questo tipo giustifica sempre un approfondimento diagnostico, che il medico proporrà in base all’epoca gestazionale.
La trisomia 13 da traslocazione può ripresentarsi in una gravidanza successiva?
Dipende. Se la traslocazione è de novo (comparsa per la prima volta nel feto, senza che nessun genitore la porti), il rischio di ricorrenza è basso. Se uno dei genitori è portatore bilanciato, il rischio per le gravidanze future è significativamente più alto. Il cariotipo dei genitori e la consulenza genetica sono il punto di partenza per valutare questo rischio.
