Spesso la notizia arriva durante un’ecografia di routine, o dopo aver ricevuto il referto del bi-test. Il medico menziona la trisomia 18, a volte chiamata sindrome di Edwards, e da quel momento inizia una corsa a capire cosa significhi davvero quel risultato, cosa fare dopo, quali certezze si possono avere prima della nascita.
Questo articolo è scritto per chi si trova in quella situazione. Non è considerarsi un manuale clinico ma una guida a quello che la scienza sa sulla trisomia 18, su come si diagnostica in gravidanza e su quali strumenti esistono oggi per avere una risposta.
Cos’è la sindrome di Edwards
La sindrome di Edwards prende il nome dal genetista britannico John Hilton Edwards, che la descrisse per primo nel 1960. È causata dalla presenza di una terza copia del cromosoma 18 nelle cellule dell’organismo (in condizioni normali ne esistono due, una per ciascun genitore).
Questa copia sovrannumeraria altera profondamente lo sviluppo embrionale e fetale, coinvolgendo quasi tutti gli organi e apparati. La frequenza stimata varia tra 1 su 3.600 e 1 su 6.000 gravidanze, anche se molte gravidanze affette non arrivano al termine. Esistono tre forme principali, che differiscono per gravità e prognosi.
Trisomia 18 completa
È la forma più comune, presente nel 94% dei casi circa. Il cromosoma sovrannumerario è presente in ogni cellula dell’organismo. L’anomalia origina quasi sempre da un errore durante la formazione della cellula uovo (meiosi materna), ovvero, i due cromosomi 18 non si separano correttamente, e l’ovulo che ne risulta ne porta già due invece di uno.
Trisomia 18 a mosaico
In questa forma, solo una parte delle cellule ha il cromosoma in eccesso. Le altre hanno un cariotipo normale. La percentuale di cellule coinvolte influenza direttamente la gravità del quadro clinico: alcuni individui con mosaicismo presentano caratteristiche più lievi rispetto alla forma completa. È la forma più difficile da diagnosticare con i test di screening.
Trisomia 18 parziale
Rappresenta circa il 2% dei casi. Solo una porzione del cromosoma 18 è presente in eccesso, spesso a causa di una traslocazione cromosomica. I sintomi dipendono dalla quantità e dalla posizione del materiale genetico in più.

Cause e fattori di rischio
La trisomia 18 completa non ha cause prevenibili. L’errore nella separazione dei cromosomi durante la meiosi è un evento casuale, non legato a comportamenti, stili di vita o fattori ambientali della coppia.
L’unico fattore di rischio documentato è l’età materna poiché il rischio di non disgiunzione cromosomica aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età della madre. Lo stesso meccanismo alla base della trisomia 21 (sindrome di Down) e della trisomia 13 (sindrome di Patau).
Il contributo paterno è molto meno rilevante nella trisomia 18, diversamente da quanto accade per alcune mutazioni genetiche puntiformi, dove l’età del padre gioca un ruolo più documentato. Se vuoi approfondire questo aspetto, l’articolo sull’età del padre e rischio genetico per il feto raccoglie le evidenze disponibili.
Come si diagnostica la trisomia 18 in gravidanza
Il percorso diagnostico prenatale segue generalmente una sequenza precisa, che parte dai test di screening e arriva, se necessario, alla conferma diagnostica con esami invasivi.
Segnali ecografici
L’ecografia del primo trimestre può rilevare segnali compatibili con la trisomia 18, anche se nessuno di essi è specifico o diagnostico preso singolarmente. I più frequenti sono:
- translucenza nucale aumentata (lo spessore del liquido nella plica nucale del feto, misurabile tra l’11ª e la 13ª+6 settimana)
- ritardo di crescita intrauterino
- anomalie cardiache strutturali
- poliidramnios (eccesso di liquido amniotico)
- onfalocele (intestino che sporge fuori dall’addome fetale)
- anomalie delle mani (postura caratteristica con dita sovrapposte)
Una translucenza nucale superiore alla norma per l’epoca gestazionale non indica automaticamente una trisomia, ma giustifica un approfondimento. Se vuoi capire cosa significa il valore che ti è stato comunicato, l’articolo sulla translucenza nucale spiega come leggerlo nel contesto del primo trimestre.
Screening del primo trimestre e bi-test
Il bi-test, o test combinato del primo trimestre, integra la misurazione ecografica della translucenza nucale con due marcatori biochimici nel sangue materno, la PAPP-A e la β-hCG libera. Nella trisomia 18, entrambi i valori tendono ad essere significativamente ridotti, il che si riflette in un profilo di rischio diverso rispetto alla trisomia 21.
Il risultato del bi-test è sempre una stima probabilistica, non una diagnosi. Un rischio elevato per la trisomia 18 indica che è opportuno un approfondimento, non che la condizione sia confermata. L’articolo su cosa fare dopo un bi-test positivo guida attraverso i passi successivi in modo dettagliato.
NIPT (test del DNA fetale)
Il test prenatale non invasivo su DNA fetale libero circolante nel sangue materno rileva la trisomia 18 con una sensibilità superiore al 97% e una specificità superiore al 99,9%, secondo i dati degli studi pubblicati su popolazioni ad alto e basso rischio. È il test di screening più accurato disponibile per questa condizione e può essere eseguito già dalla 10ª settimana di gravidanza, senza alcun rischio per il feto.
Rimane comunque un test di screening, cioè, un risultato positivo al NIPT per la trisomia 18 deve essere confermato con un esame diagnostico invasivo prima di prendere qualsiasi decisione. Un risultato negativo, invece, rende molto improbabile la presenza della condizione. Per capire in quali situazioni il NIPT è indicato, l’articolo su quando è indicato il test NIPT in gravidanza offre una panoramica delle raccomandazioni attuali.
Prenatalsafe®: i pannelli disponibili per la trisomia 18

Eurofins Genoma offre il test Prenatalsafe® in diverse versioni, tutte in grado di rilevare la trisomia 18, con livelli di approfondimento crescenti a seconda delle esigenze cliniche.
- Prenatalsafe® 3 è il pannello base: valuta le aneuploidie dei cromosomi 21, 18 e 13, con determinazione opzionale del sesso fetale. È la scelta adeguata quando l’indicazione principale è lo screening delle tre trisomie principali.
- Prenatalsafe® 5 aggiunge alle tre trisomie lo screening delle anomalie dei cromosomi sessuali. Indicato quando si vuole un quadro più completo dell’assetto cromosomico fetale.
- Prenatalsafe® 5DiGeorge include tutto quanto previsto dal pannello 5, con l’aggiunta della microdelezione del cromosoma 22 (sindrome di DiGeorge). Utile nei casi in cui l’ecografia evidenzi segni compatibili con questa condizione.
- Prenatalsafe® Plus aggiunge rispetto al pannello 5 la trisomia dei cromosomi 9 e 16 e sei tra le più comuni sindromi da microdelezione. È indicato quando si vuole uno screening più esteso delle anomalie cromosomiche strutturali.
- Prenatalsafe® Karyo e Karyo Plus includono lo studio di tutte le aneuploidie e delle alterazioni cromosomiche strutturali a carico di ogni cromosoma (delezioni e duplicazioni segmentali), con il Karyo Plus che aggiunge nove sindromi da microdelezione.
- Prenatalsafe® Complete e Complete Plus sono i pannelli più avanzati disponibili: analizzano il DNA fetale libero, eseguono lo screening del cariotipo fetale completo e rilevano gravi malattie genetiche nel feto. Il Complete Plus aggiunge lo studio delle nove sindromi da microdelezione più comuni.
La scelta del pannello dipende dal profilo di rischio individuale, dall’epoca gestazionale e dalle indicazioni del ginecologo o del genetista. La guida completa a Prenatalsafe® e la pagina del prodotto contengono tutte le informazioni per scegliere il test più adatto.
Diagnosi definitiva: amniocentesi e villocentesi
L’unico modo per avere una diagnosi certa di trisomia 18 è analizzare direttamente il cariotipo fetale tramite un campione di cellule del feto. Questo si ottiene con due procedure invasive:
- Villocentesi: prelievo di cellule trofoblastiche dalla placenta, eseguibile tra la 11ª e la 13ª settimana. Fornisce risultati in 24-48 ore con la tecnica QF-PCR, o in 2-3 settimane con il cariotipo completo.
- Amniocentesi: prelievo di liquido amniotico, eseguibile dalla 15ª-16ª settimana. Tempi di risposta simili alla villocentesi per il cariotipo.
Entrambe le procedure comportano un piccolo rischio di aborto (circa 0,1-0,3% per l’amniocentesi, leggermente più alto per la villocentesi). La scelta tra le due dipende principalmente dall’epoca gestazionale e dalle indicazioni specifiche del caso. L’articolo su amniocentesi o villocentesi: quale scegliere confronta le due procedure nei dettagli.
Caratteristiche cliniche associate
La trisomia 18 completa comporta malformazioni congenite multiple che coinvolgono quasi tutti gli organi. Le più frequenti, documentate in letteratura:
- Cuore: anomalie strutturali cardiache sono presenti in circa il 90% dei casi. Le più comuni sono il difetto del setto ventricolare, la pervietà del dotto arterioso e i difetti del setto interatriale.
- Crescita: il ritardo di crescita intrauterino è quasi costante. I neonati hanno in genere un peso alla nascita molto basso.
- Sistema nervoso: i difetti del tubo neurale e le anomalie cerebrali sono frequenti, così come il ritardo grave dello sviluppo psicomotorio.
- Rene: malformazioni renali (rene a ferro di cavallo, agenesia renale unilaterale) sono rilevate in una proporzione significativa dei casi.
- Caratteristiche esterne: la postura caratteristica delle mani, con le dita che si sovrappongono, è uno dei segni più riconoscibili. Le orecchie hanno spesso un’impianto basso e una forma anomala.
Nelle forme a mosaico queste caratteristiche possono essere assenti o molto attenuate, rendendo la diagnosi clinica più difficile.
Prognosi

I dati disponibili in letteratura descrivono una prognosi severa per la forma completa. Più della metà dei feti con trisomia 18 non arriva al termine della gravidanza. Tra i nati vivi, circa il 30% non supera il primo mese di vita per le complicanze legate alle malformazioni cardiache e ad altri organi vitali. Solo il 10% circa sopravvive oltre l’anno.
Esistono casi documentati di sopravvivenza prolungata, specialmente nelle forme a mosaico, in cui il quadro clinico può essere significativamente meno grave rispetto alla trisomia completa. L’Associazione SOFT Italia (Support Organization for Trisomy) è il principale punto di riferimento italiano per le famiglie che si trovano ad affrontare una diagnosi di trisomia 18 o 13, sia durante la gravidanza sia dopo la nascita.
Dopo la diagnosi prenatale
Ricevere una diagnosi di trisomia 18 in gravidanza è una delle situazioni più difficili che una coppia possa attraversare. Le opzioni disponibili dipendono dall’epoca gestazionale, dalla forma specifica della trisomia e dalle scelte personali di ciascuna famiglia.
Indipendentemente dalla scelta, il supporto di un genetista clinico è importante per ricevere informazioni accurate sulla diagnosi specifica, sulla probabilità di ricorrenza in una gravidanza futura e sulle opzioni di monitoraggio disponibili. Il supporto psicologico, sia individuale sia di coppia, è altrettanto rilevante in questa fase.
Domande frequenti sulla sindrome di Edwards
No. La trisomia 18 completa origina da un errore casuale durante la formazione delle cellule riproduttive, in genere la cellula uovo. Non esistono comportamenti o fattori ambientali che possano causarla o prevenirla. L’unico fattore di rischio noto è l’età materna avanzata.
Il NIPT rileva la trisomia 18 con una sensibilità superiore al 97% per la forma completa. Le forme a mosaico con bassa percentuale di cellule coinvolte possono essere più difficili da rilevare. Un risultato negativo rende molto improbabile la presenza della condizione, ma non la esclude al 100%.
Sì, significativa. Nella forma completa tutte le cellule hanno il cromosoma in eccesso, e il quadro clinico è generalmente grave. Nella forma a mosaico solo alcune cellule sono coinvolte: la gravità dipende dalla percentuale di cellule con la trisomia e dai tessuti interessati. Alcuni individui con mosaicismo hanno caratteristiche molto più lievi.
Il medico proporrà un approfondimento diagnostico, che può essere un NIPT (se l’epoca gestazionale lo consente) o direttamente un esame invasivo come la villocentesi o l’amniocentesi. Non tutti i feti con segni ecografici sospetti hanno effettivamente la trisomia 18: i segnali ecografici sono indicativi, non diagnostici.
L’Associazione SOFT Italia offre supporto alle famiglie con diagnosi di trisomia 18 e 13, sia prenatale sia postnatale. Il Centro di Consulenza Genetica del proprio ospedale di riferimento è il punto di contatto medico più adeguato per ricevere informazioni dettagliate sulla diagnosi specifica e sulle opzioni disponibili.
