Il test NIPT in gravidanza analizza il DNA fetale dal sangue materno senza rischi per il feto. Scopri in quali casi è indicato, dalla 10ª settimana, e come si differenzia dagli esami invasivi.
Sei a sei settimane di gravidanza e il ginecologo ti consegna un foglio con una lista di esami: bi-test, morfologica, translucenza nucale, NIPT, amniocentesi. Nomi tecnici che si accumulano in un momento già carico di emozioni. È normale sentirsi disorientati, soprattutto quando non si comprende quale esame risponde a quale domanda e, soprattutto, se serve davvero farlo.
Il test NIPT (Non-Invasive Prenatal Testing) è uno degli strumenti più innovativi dello screening prenatale degli ultimi anni. Analizza frammenti di DNA fetale che circolano liberamente nel sangue materno, senza alcun rischio per il feto. Ma non è un esame per tutte le gravidanze allo stesso modo: esistono categorie di future mamme per cui è particolarmente indicato, situazioni cliniche in cui la sua accuratezza fa la differenza, e contesti in cui è semplicemente la scelta più sicura e rassicurante. Questo articolo risponde a una domanda precisa: chi dovrebbe fare il NIPT, e quando?
Cos’è il NIPT e come funziona in breve
Il NIPT è un test di screening prenatale non invasivo che analizza il DNA fetale libero (cell-free fetal DNA, cffDNA) presente nel sangue della madre a partire dalla 10ª settimana di gravidanza. Attraverso un semplice prelievo venoso, è possibile valutare il rischio di anomalie cromosomiche nel feto, tra cui trisomia 21 (sindrome di Down), trisomia 18 (sindrome di Edwards) e trisomia 13 (sindrome di Patau), con una sensibilità superiore al 99% per la trisomia 21, secondo le principali linee guida internazionali (ACOG, ISPD, SIEOG).
Per capire nel dettaglio il meccanismo biologico alla base di questo esame, leggi il nostro approfondimento su come funziona l’analisi del DNA fetale libero.
Chi dovrebbe fare il NIPT in gravidanza: le indicazioni principali

Il NIPT è disponibile per tutte le gravidanze singole e gemellari, ma esistono categorie di donne per cui è raccomandato con maggiore enfasi dalla letteratura scientifica e dalle società di ginecologia. Ecco le principali indicazioni cliniche.
Età materna avanzata (≥ 35 anni)
L’età materna è il fattore di rischio statisticamente più rilevante per le aneuploidie cromosomiche. La probabilità di concepire un feto con trisomia 21 aumenta in modo significativo dopo i 35 anni: se a 25 anni il rischio è circa 1 su 1.250, a 35 anni diventa circa 1 su 350, e a 40 anni sale a circa 1 su 100 (dati ACOG, 2023).
Per questa ragione, alle donne con 35 anni o più al momento del parto viene storicamente proposto lo screening prenatale di secondo livello. Il NIPT, in questa fascia d’età, rappresenta un’opzione di screening prenatale non invasivo indicazioni con elevata accuratezza, che permette di ottenere informazioni affidabili senza esporre il feto ai rischi procedurali dell’amniocentesi o della villocentesi.
Molte linee guida internazionali, tra cui quelle della Società Italiana di Ecografia Ostetrico-Ginecologica (SIEOG), indicano il test NIPT come scelta appropriata per le gravidanze a rischio aumentato per NIPT età materna, anche in assenza di altri fattori di rischio.
Screening del primo trimestre con risultato alterato (bi-test positivo)
Quando il bi-test (combinazione di translucenza nucale ecografica e marcatori biochimici come PAPP-A e free β-hCG) restituisce un valore di rischio elevato (convenzionalmente ≥ 1:250 o ≥ 1:300 secondo diversi protocolli) le opzioni di fronte alla coppia diventano due: procedere direttamente con un esame diagnostico invasivo (amniocentesi o villocentesi), oppure approfondire con un test di screening ad alta accuratezza come il NIPT.
Il NIPT dopo un bi-test positivo si è affermato come strategia intermedia di grande utilità clinica: riduce significativamente il tasso di procedure invasive non necessarie, con un impatto diretto sulla sicurezza della gravidanza. Bianchi et al. (N Engl J Med, 2014) hanno calcolato che, in uno scenario in cui il cfDNA venisse adottato come screening di primo livello universale, si registrerebbe una riduzione relativa dell’89% nel numero di procedure invasive necessarie per confermare un risultato positivo, grazie al tasso di falsi positivi del cfDNA (0,5%) drasticamente inferiore a quello dello screening tradizionale (4,2%).
Se hai ricevuto un risultato alterato al primo trimestre, leggi la nostra guida su cosa fare dopo un bi-test positivo per orientarti nel percorso successivo.
Gravidanza ottenuta con PMA
Le gravidanze ottenute tramite procreazione medicalmente assistita (PMA), in particolare fecondazione in vitro (FIV) con o senza donazione di ovociti, presentano alcune caratteristiche che rendono il NIPT uno strumento particolarmente adatto.
L’età media delle donne che ricorrono alla PMA è spesso superiore ai 35 anni, il che aumenta il rischio di base di aneuploidie. Nelle gravidanze da donazione di ovociti, il DNA fetale circolante riflette il profilo genomico del feto (derivato dall’ovocita della donatrice), e il test rimane valido e accurato. Alcune evidenze suggeriscono inoltre che in queste gravidanze i valori di PAPP-A possono risultare alterati, rendendo il bi-test meno affidabile come strumento di screening isolato.
Per queste ragioni, le principali società scientifiche raccomandano il NIPT come screening preferenziale nelle gravidanze da PMA.
Precedente gravidanza con anomalia cromosomica
Una coppia che ha già avuto una gravidanza o un figlio con un’anomalia cromosomica (es. trisomia 21, trisomia 18, o anomalie dei cromosomi sessuali) presenta un rischio di ricorrenza superiore alla popolazione generale, anche se statisticamente contenuto per la maggior parte delle trisomie autosomiche.
In questi casi, il NIPT offre una risposta precoce (già dalla 10ª settimana) con elevata accuratezza per le principali trisomie, e rappresenta una prima valutazione non invasiva prima di decidere se procedere con esami diagnostici.
È importante ricordare che il NIPT è un test di screening, non diagnostico: un risultato rassicurante non esclude con certezza assoluta ogni anomalia, ma un risultato positivo richiede conferma tramite amniocentesi o villocentesi.
Ansia materna e preferenza per un esame non invasivo
Non tutte le indicazioni al NIPT sono strettamente cliniche. Un numero crescente di linee guida e società scientifiche (tra cui l’ACOG) riconosce esplicitamente l’ansia materna e la preferenza per un esame non invasivo come indicazioni legittime al test NIPT in gravidanza, indipendentemente dal profilo di rischio.
Molte future mamme preferiscono avere informazioni affidabili sullo stato cromosomico del feto senza esporre la gravidanza ai rischi procedurali degli esami invasivi. In assenza di controindicazioni specifiche, questa scelta è pienamente supportata dalla letteratura scientifica ed eticamente coerente con il principio di autonomia decisionale della paziente.
NIPT e gravidanza gemellare: cosa cambia
Il NIPT è praticabile anche nelle gravidanze gemellari, ma con alcune specificità tecniche e limitazioni da conoscere prima di scegliere. La presenza di due feti modifica la quota di DNA fetale circolante e la sua interpretazione bioinformatica, con possibili differenze nella sensibilità e specificità del test rispetto alla gravidanza singola.
Abbiamo affrontato questo argomento in dettaglio nell’articolo dedicato: NIPT in gravidanza gemellare: specificità e limiti.
NIPT vs amniocentesi e villocentesi: quando preferire l’uno o gli altri
Uno dei dubbi più frequenti tra le future mamme riguarda la scelta tra NIPT e procedure diagnostiche invasive. La risposta dipende dal profilo di rischio, dal tipo di informazione cercata e dalla settimana di gravidanza.
| Caratteristica | NIPT | Amniocentesi | Villocentesi |
|---|---|---|---|
| Invasività | Non invasivo (prelievo di sangue venoso) | Invasivo (ago nel liquido amniotico) | Invasivo (biopsia dei villi coriali) |
| Settimana di esecuzione | Dalla 10ª settimana | Dalla 15ª–16ª settimana | Dalla 10ª–12ª settimana |
| Tipo di risposta | Screening (stima del rischio) | Diagnostica (certezza) | Diagnostica (certezza) |
| Rischio per il feto | Nessuno | ~0,1–0,3% (perdita fetale) | ~0,5–1% (perdita fetale) |
| Cosa rileva | Principali trisomie, anomalie cromosomi sessuali, microdelezioni (in base al pannello) | Tutte le anomalie cromosomiche, mutazioni genetiche specifiche | Tutte le anomalie cromosomiche, mutazioni genetiche specifiche |
Il NIPT è la scelta preferita quando si desidera uno screening accurato e non invasivo. L’amniocentesi e la villocentesi sono indicate quando si necessita di una risposta diagnostica certa, ad esempio dopo un NIPT positivo, o in presenza di anomalie strutturali rilevate all’ecografia.
Per un approfondimento dettagliato sulle differenze tra procedure invasive, leggi il nostro articolo con il confronto completo tra amniocentesi e villocentesi.
Dalla 10ª settimana: quando si può fare il NIPT
Il NIPT può essere eseguito a partire dalla 10ª settimana di gestazione. Questa è la soglia minima raccomandata perché la quota di DNA fetale libero nel sangue materno (fetal fraction) raggiunga livelli sufficienti per un’analisi affidabile, generalmente superiori al 4%. Nella pratica clinica, molti centri consigliano di eseguirlo tra la 10ª e la 13ª settimana, in parallelo o subito dopo l’ecografia del primo trimestre.
Non esiste un limite superiore rigoroso, il NIPT può essere eseguito anche nel secondo trimestre, ma la maggiore utilità clinica si esprime quando viene integrato nel percorso di screening del primo trimestre.
Cosa non rileva il NIPT: i limiti da conoscere
Un articolo medico autorevole non può omettere i limiti di uno strumento diagnostico. Il NIPT è un test di screening di alta precisione, ma presenta aree di incertezza che ogni futura mamma dovrebbe conoscere prima di sceglierlo.
- Mosaicismo cromosomico: il mosaicismo si verifica quando una percentuale variabile di cellule del feto presenta un’anomalia cromosomica, mentre le restanti sono normali. In questi casi, il NIPT può sottostimare il rischio o restituire un risultato falsamente negativo, poiché rileva la media del segnale genomico nel campione di cffDNA. Per un approfondimento specifico, leggi il nostro articolo sul mosaicismo fetale.
- Difetti del tubo neurale: anomalie come la spina bifida o l’anencefalia non sono rilevabili con il NIPT, perché non hanno origine cromosomica. Per lo screening di queste condizioni rimane indispensabile l’ecografia morfologica del secondo trimestre.
- Microdelezioni non incluse nel pannello base: il pannello standard del NIPT copre le principali trisomie (21, 18, 13) e le anomalie dei cromosomi sessuali. Alcune microdelezioni cromosomiche, come la sindrome di Di George (delezione 22q11), possono essere incluse nei pannelli estesi, ma non rientrano nel pannello base e devono essere esplicitamente richieste.
- Anomalie strutturali: malformazioni cardiache, anomalie renali, labio-palatoschisi: queste condizioni non sono rilevabili con il NIPT e richiedono un’ecografia morfologica accurata.
- Falsi positivi e falsi negativi: il NIPT non è un test diagnostico: un risultato positivo deve essere sempre confermato con amniocentesi o villocentesi. Un risultato negativo riduce significativamente il rischio, ma non lo azzera completamente.
Il test PrenatalSafe®: lo standard di riferimento per il NIPT in Italia

Per le famiglie che scelgono il NIPT in Italia, PrenatalSafe® è il test di riferimento sviluppato da Eurofins Genoma. Disponibile in diverse versioni, da PrenatalSafe® 3 al pannello esteso PrenatalSafe® Karyo Plus, offre la possibilità di personalizzare il livello di approfondimento in base al profilo di rischio e alle esigenze della coppia, con copertura delle principali trisomie, anomalie dei cromosomi sessuali e, nelle versioni avanzate, microdelezioni cromosomiche specifiche. Il test è eseguito su un semplice prelievo di sangue materno, con referto disponibile in tempi rapidi e supporto di genetisti dedicati per l’interpretazione del risultato.
Domande frequenti sul NIPT
Il NIPT è un esame diagnostico o di screening?
Il NIPT è un esame di screening, non diagnostico. Fornisce una stima del rischio statistico di anomalie cromosomiche nel feto, con elevata accuratezza, superiore al 99% per la trisomia 21. Un risultato positivo non è una diagnosi: deve essere confermato con un esame invasivo (amniocentesi o villocentesi) prima di trarre conclusioni cliniche definitive.
Il NIPT è rimborsato dal SSN?
In Italia, il NIPT non è attualmente inserito nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) come esame rimborsato a tutte le gravidanze. Alcune Regioni hanno avviato progetti pilota o garantiscono il rimborso per categorie a rischio aumentato (es. età ≥ 35 anni o bi-test positivo). È consigliabile verificare la situazione aggiornata presso la propria ASL o il proprio ginecologo di riferimento.
Cosa succede se il NIPT dà un risultato positivo?
Un risultato positivo al NIPT indica un rischio elevato di anomalia cromosomica nel feto, ma non è una diagnosi definitiva. Il passo successivo raccomandato è l’esecuzione di un esame invasivo (amniocentesi o villocentesi) per ottenere una conferma diagnostica certa. In questo percorso è fondamentale il supporto di un consulente genetico.
Si può fare il NIPT se ho una gravidanza gemellare?
Sì, il NIPT è praticabile anche nelle gravidanze gemellari bicoriali e monocoriali. Esistono tuttavia alcune specificità tecniche che influenzano la sensibilità del test, soprattutto nelle gemellari monocoriali. Non tutti i laboratori offrono il NIPT per gravidanze gemellari: è importante verificare le caratteristiche del test scelto e discuterne con il proprio specialista.
Il NIPT può dire anche il sesso del bambino?
Sì. Il NIPT analizza i cromosomi sessuali (X e Y) e può determinare il sesso del feto con elevata accuratezza già dalla 10ª settimana. La comunicazione del sesso è opzionale: la coppia può scegliere se ricevere o meno questa informazione al momento del referto.
