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Amniocentesi o villocentesi: quale scegliere, differenze, rischi, alternative

Amniocentesi o villocentesi? Ecco le differenze tra i due esami invasivi, quando si fanno, i rischi e le alternative non invasive disponibili oggi.

Se il tuo ginecologo ti ha proposto un esame invasivo per approfondire i risultati del bi-test o della translucenza nucale, probabilmente ti stai chiedendo: amniocentesi o villocentesi, quale è meglio per me?

La risposta dipende da diversi fattori come la settimana di gravidanza in cui ti trovi, cosa stai cercando di escludere e quanto sei disposta ad accettare un piccolo rischio procedurale. In questa guida troverai un confronto chiaro tra i due esami, con tutto quello che serve per discuterne con serenità con il tuo medico.

Amniocentesi o villocentesi: cosa sono e a cosa servono

Sia l’amniocentesi sia la villocentesi sono esami diagnostici prenatali invasivi; infatti, entrambi analizzano il corredo cromosomico del feto per diagnosticare o escludere anomalie genetiche come la sindrome di Down (trisomia 21), la sindrome di Edwards (trisomia 18) e la sindrome di Patau (trisomia 13), oltre a molte altre condizioni.

La differenza fondamentale sta nel materiale prelevato e nel momento in cui si eseguono.

Amniocentesi: come funziona

L’amniocentesi viene eseguita tra la 15ª e la 18ª settimana di gravidanza (in alcuni centri fino alla 20ª). Con un ago sottile, guidato dall’ecografia, si preleva un piccolo campione di liquido amniotico che contiene cellule fetali. Queste vengono poi analizzate in laboratorio.

Tempi di attesa per i risultati:

  • Analisi rapida (QF-PCR o FISH): 2–4 giorni per le anomalie cromosomiche più comuni
  • Cariotipo completo: 2–3 settimane

Quando viene prescritta:

  • Risultato alterato nel secondo trimestre (bi-test, morfologica)
  • Translucenza nucale aumentata
  • Precedente gravidanza con anomalie cromosomiche
  • Età materna avanzata (≥ 35–38 anni)
  • Richiesta della paziente dopo counseling

Villocentesi: come funziona

La villocentesi (o CVS, chorionic villus sampling) si esegue prima, tra la 10ª e la 13ª settimana, e preleva un piccolo frammento dei villi coriali, il tessuto che forma la placenta e che ha lo stesso DNA del feto.

Il prelievo può avvenire per via transcervicale (attraverso il collo dell’utero) o transaddominale (attraverso la parete addominale), a seconda della posizione della placenta.

Tempi di attesa per i risultati:

  • Analisi rapida: 2-4 giorni
  • Cariotipo completo: 1-2 settimane

Quando viene prescritta:

  • Translucenza nucale aumentata nel primo trimestre
  • Sospetto di malattie genetiche specifiche (single-gene disorders)
  • Storia familiare di patologie cromosomiche
  • Preferenza della paziente per una diagnosi precoce

Confronto diretto: amniocentesi o villocentesi

CaratteristicaAmniocentesiVillocentesi
Settimane di gravidanza15ª – 18ª10ª – 13ª
Materiale prelevatoLiquido amnioticoVilli coriali (placenta)
Via di accessoTransaddominaleTranscervicale o transaddominale
Rischio di aborto~0,1–0,3%~0,5–1%
Risultati rapidi2–4 giorni2–4 giorni
Cariotipo completo2–3 settimane1–2 settimane
Diagnosi malattie monogenichePossibilePiù indicata
Falsi positivi da mosaicismo placentareNoPossibile (raro)
Anestesia localeSì (opzionale)Sì (opzionale)

Amniocentesi o villocentesi: rischi a confronto

Entrambi gli esami comportano un rischio molto basso ma reale di aborto spontaneo, legato all’introduzione dello strumento nell’utero.

  • Amniocentesi: il rischio procedurale è stimato intorno allo 0,30% (IC 95%: 0,11–0,49%) secondo la meta-analisi più aggiornata disponibile in letteratura. In centri specializzati con alto volume di procedure, può scendere ulteriormente. Villocentesi: il rischio procedurale è stimato intorno allo 0,20% (IC 95%: −0,13–0,52%) , un valore simile all’amniocentesi; più basso rispetto a quanto storicamente citato, anche perché le tecniche si sono affinate. Una revisione della letteratura che cita lo stesso paper sintetizza il range combinato dei due esami come circa 0,2–0,3%.

Un fattore che vale la pena considerare è che se la villocentesi rivela un risultato anomalo, avrai ancora la possibilità di procedere con ulteriori approfondimenti o di prendere decisioni in un momento più precoce della gravidanza. Con l’amniocentesi, i tempi si spostano nel secondo trimestre.

Quale scegliere: i criteri pratici

Amniocentesi o villocentesi

Non esiste una risposta universale. Ecco come orientarsi in base alla situazione.

Scegli la villocentesi se:

  • Sei ancora nel primo trimestre (entro la 13ª settimana) e vuoi una risposta il prima possibile
  • Hai una storia familiare di malattie genetiche monogeniche (fibrosi cistica, SMA, talassemia, ecc.) che richiedono un’analisi molecolare più specifica
  • Hai già avuto una gravidanza con anomalie e vuoi sapere prima

Scegli l’amniocentesi se:

  • Sei oltre la 14ª–15ª settimana e la villocentesi non è più praticabile
  • Il tuo medico ha rilevato anomalie alla morfologica del secondo trimestre
  • Preferisci il profilo di rischio leggermente più basso
  • Hai avuto un risultato ambiguo alla villocentesi (in caso di sospetto mosaicismo placentare, l’amniocentesi è il gold standard di conferma)

In entrambi i casi, vale la regola:

L’esame invasivo si fa dopo un counseling genetico, non prima. Il genetista o il ginecologo ti spiegherà cosa stai cercando di escludere, qual è la probabilità pre-test e cosa farai con il risultato.

Amniocentesi o villocentesi: esistono alternative non invasive?

Sì, e negli ultimi anni sono diventate molto più precise e accessibili.

Il test del DNA fetale su sangue materno (NIPT, Non-Invasive Prenatal Testing), noto anche come test prenatale non invasivo o esame del DNA fetale, analizza frammenti di DNA fetale che circolano nel sangue della madre a partire dalla 10ª settimana.

Non comporta nessun rischio di aborto perché richiede solo un prelievo di sangue venoso.

Cosa può rilevare:

  • Trisomia 21 (Down), 18 (Edwards), 13 (Patau) con accuratezza >99%
  • Anomalie dei cromosomi sessuali
  • Alcune microdelezioni cromosomiche (a seconda del pannello scelto)

Importante: il NIPT è un test di screening, non di diagnosi. In caso di risultato positivo o ad alto rischio, il medico raccomanderà comunque un esame invasivo (amniocentesi o villocentesi) per la conferma diagnostica. Tuttavia, permette a molte donne di evitare l’esame invasivo quando il risultato è rassicurante. Se stai valutando questa opzione, puoi approfondire come funziona il test del DNA fetale e in cosa si differenzia dagli esami invasivi.

Prenatalsafe: il test del DNA fetale di nuova generazione

Tra i test NIPT disponibili in Italia, Prenatalsafe è uno degli esami di DNA fetale più completi sul mercato. È sviluppato e validato da GENOMA, laboratorio di genetica medica con sede a Roma, ed è eseguibile a partire dalla 10ª settimana di gravidanza con un semplice prelievo di sangue venoso materno.

Cosa analizza Prenatalsafe

Esistono diverse versioni del test, con copertura crescente:

  • Prenatalsafe Karyo: analizza tutte le 23 coppie di cromosomi, rilevando aneuploidie dell’intero corredo cromosomico, non solo le trisomie più comuni.
  • Prenatalsafe Plus: aggiunge l’analisi delle principali microdelezioni cromosomiche (tra cui la sindrome di DiGeorge, Prader-Willi, Angelman e altre).
  • Prenatalsafe Karyo+: la versione più estesa, che combina l’analisi cariotipica completa con le microdelezioni e le microduplicazioni su tutto il genoma.

Perché molte donne lo scelgono prima di decidere per l’invasivo

Chi si trova davanti alla scelta tra amniocentesi o villocentesi spesso ha ricevuto un risultato di screening borderline, non abbastanza alto da rendere l’esame invasivo automatico, non abbastanza basso da escluderlo con certezza.

In questi casi, Prenatalsafe può offrire un livello di informazione molto più preciso dello screening tradizionale, senza esporre la gravidanza al rischio procedurale degli esami invasivi. Se il risultato è rassicurante, molte donne e i loro medici concordano nel non procedere con l’invasivo.

Prenatalsafe non sostituisce l’amniocentesi o la villocentesi

È importante dirlo con chiarezza: Prenatalsafe è un test di screening avanzato, non una diagnosi. Se il risultato indica un rischio elevato, o se stai cercando di diagnosticare una condizione genetica specifica trasmessa in famiglia, l’esame invasivo rimane il percorso corretto.

Il punto è che Prenatalsafe riduce significativamente il numero di donne che arrivano all’invasivo senza una reale necessità clinica, ed è questo il motivo per cui viene proposto da un numero crescente di ginecologi come passo intermedio nel percorso diagnostico prenatale.

Amniocentesi o villocentesi

Domande frequenti

L’amniocentesi fa male?
La procedura dura pochi minuti. Si avverte una pressione e a volte un lieve fastidio durante l’inserimento dell’ago. Molti centri offrono anestesia locale. Nelle ore successive è normale sentire qualche crampo addominale lieve.

Devo stare a riposo dopo l’amniocentesi o la villocentesi?
La maggior parte dei centri raccomanda riposo relativo per 24-48 ore: niente sforzi fisici intensi, niente rapporti sessuali, niente viaggi lunghi. Il tuo medico ti darà indicazioni precise.

I risultati sono sempre affidabili?
Sia l’amniocentesi sia la villocentesi hanno un’accuratezza diagnostica molto alta per le anomalie cromosomiche numeriche. Per la villocentesi, in una piccola percentuale di casi (1–2%) può emergere un mosaicismo confinato alla placenta, che richiede una conferma con amniocentesi.

Il SSN copre questi esami?
In Italia, amniocentesi e villocentesi sono esenti da ticket per le donne con indicazione clinica (età ≥ 35 anni, screening positivo, storia familiare). Le condizioni esatte variano per regione; verifica con il tuo centro di riferimento.

Da ricordare

Amniocentesi e villocentesi sono due strumenti diagnostici preziosi, con indicazioni parzialmente diverse e profili di rischio simili ma non identici. La scelta tra i due dipende principalmente dalla settimana di gravidanza e da cosa stai cercando di diagnosticare. Se hai già i risultati del primo trimestre e vuoi sapere prima, la villocentesi è la strada più rapida. Se sei nel secondo trimestre o cerchi un profilo di rischio leggermente più basso, l’amniocentesi è la scelta standard.

In ogni caso, parla con il tuo ginecologo o genetista prima di decidere in quanto questi esami si prescrivono e si interpretano all’interno di un percorso clinico personalizzato, non come scelta autonoma. Se invece stai ancora valutando se fare un esame invasivo o se esistono alternative, potresti voler conoscere meglio il test del DNA fetale su sangue materno, che in molti casi permette di ottenere informazioni affidabili senza rischi per la gravidanza.

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