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DNA fetale libero nel sangue materno: cosa dice la scienza

Cos’è il DNA fetale libero (cffDNA), come funziona il test di tipo NIPT, quali anomalie può individuare e cosa dice la scienza.

Negli ultimi vent’anni la diagnosi prenatale ha vissuto una vera rivoluzione grazie alla scoperta del DNA fetale libero (cffDNA) nel sangue materno. Oggi questa scoperta è alla base dei test prenatali non invasivi (NIPT), strumenti di screening sempre più utilizzati anche in Italia.

Ma cos’è esattamente il DNA fetale libero? Come funziona il NIPT? Quanto è affidabile? E cosa dicono le principali società scientifiche internazionali? In questo approfondimento analizziamo le evidenze scientifiche disponibili, con un linguaggio chiaro per i futuri genitori e con riferimenti tecnici utili anche per ginecologi e ostetriche.

Cos’è il DNA fetale libero (cffDNA)

Il DNA fetale libero (cell-free fetal DNA, cffDNA) è costituito da piccoli frammenti di materiale genetico che derivano principalmente dalla placenta e che circolano nel sangue materno durante la gravidanza.

La scoperta del cffDNA risale al 1997, quando un gruppo di ricercatori guidato da Dennis Lo pubblicò su The Lancet l’evidenza della presenza di DNA fetale nel plasma materno. Questo studio ha aperto la strada allo sviluppo di tecniche di screening prenatale non invasive basate su un semplice prelievo di sangue.

Origine biologica del DNA fetale libero (cffDNA)

DNA fetale libero

Per comprendere davvero il valore clinico del DNA fetale libero (cffDNA) nei test prenatali non invasivi, è importante chiarirne l’origine biologica, il comportamento nel circolo materno e i fattori che ne influenzano l’analisi. Il cffDNA non è “cellule fetali” complete, ma frammenti di materiale genetico che si mescolano al DNA materno nel plasma sanguigno.

La sua quantità, la provenienza e la proporzione rispetto al DNA materno (un parametro noto come fetal fraction) rappresentano elementi chiave per l’affidabilità e l’interpretazione del test. Comprendere questi aspetti aiuta futuri genitori e professionisti sanitari a inquadrare correttamente il funzionamento del NIPT e i suoi limiti biologici.

Tra gli aspetti più rilevanti:

  • Deriva prevalentemente dal trofoblasto placentare
  • È rilevabile nel sangue materno già dalla 10ª settimana di gravidanza
  • Viene rapidamente eliminato dalla circolazione materna dopo il parto

Nel plasma materno coesistono:

  • DNA libero materno
  • DNA libero fetale (in percentuale variabile, ossia il fetal fraction)

La fetal fraction è un parametro fondamentale per l’accuratezza del test.

Come funziona il NIPT basato su DNA fetale libero (cffDNA)

Il Non-Invasive Prenatal Testing (NIPT) analizza il cffDNA presente nel sangue materno per stimare il rischio che il feto presenti alcune anomalie cromosomiche.

Principio di base

Ogni individuo possiede normalmente 46 cromosomi, organizzati in 23 coppie. Un’alterazione numerica (aneuploidia) può determinare condizioni genetiche come:

  • Trisomia 21 (Sindrome di Down)
  • Trisomia 18 (Sindrome di Edwards)
  • Trisomia 13 (Sindrome di Patau)

Il NIPT utilizza tecnologie di sequenziamento massivo parallelo (Next Generation Sequencing) o metodiche equivalenti per:

  1. Analizzare milioni di frammenti di DNA nel plasma materno
  2. Quantificare la rappresentazione dei diversi cromosomi
  3. Identificare eventuali eccessi o difetti di materiale cromosomico

Se viene rilevata una sovra-rappresentazione del cromosoma 21, ad esempio, il test segnala un aumento del rischio di trisomia 21.

Cosa dice la letteratura scientifica

Numerosi studi pubblicati su riviste peer-reviewed hanno valutato l’accuratezza del NIPT.

Evidenze su trisomia 21

Uno studio multicentrico del 2015 intitolato “Cell-free DNA analysis for noninvasive examination of trisomy” e pubblicato su The New England Journal of Medicine ha dimostrato che il test basato su cffDNA presenta:

  • Sensibilità superiore al 99% per la trisomia 21
  • Tasso di falsi positivi significativamente inferiore rispetto ai test combinati tradizionali

Altri ampi studi prospettici hanno confermato l’elevata performance del NIPT sia in popolazioni ad alto rischio sia nella popolazione generale.

Posizione delle linee guida

L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) raccomanda che:

  • Il NIPT sia offerto a tutte le donne in gravidanza, indipendentemente dall’età materna
  • I risultati positivi siano sempre confermati con un test diagnostico invasivo (amniocentesi o villocentesi)
  • Il test sia accompagnato da consulenza genetica appropriata

Anche altre società scientifiche internazionali, come la SMFM (Society for Maternal-Fetal Medicine), riconoscono il NIPT come il test di screening più accurato per le aneuploidie comuni.

Cosa può rilevare il test basato su cffDNA

Il NIPT è principalmente utilizzato per lo screening di:

  • Trisomia 21 (Down)
  • Trisomia 18 (Edwards)
  • Trisomia 13 (Patau)

A seconda della tecnologia utilizzata, può includere anche:

  • Aneuploidie dei cromosomi sessuali
  • Determinazione del sesso fetale
  • Valutazione del fattore Rh fetale (in casi selezionati)

È importante sottolineare che si tratta di un test di screening, non diagnostico.

Screening vs diagnosi: una distinzione fondamentale

Il NIPT:

  • È altamente accurato
  • È non invasivo (semplice prelievo di sangue materno)
  • Non comporta rischio per il feto

Tuttavia:

  • Non fornisce una diagnosi definitiva
  • Un risultato positivo richiede conferma con amniocentesi (15–20 settimane) o villocentesi (10–13 settimane)

Queste procedure, pur essendo generalmente sicure, comportano un rischio procedurale minimo.

Quando è indicato il NIPT?

Secondo le linee guida internazionali, il test può essere proposto:

  • A donne ≥ 35 anni
  • In caso di precedente gravidanza con aneuploidia
  • Dopo risultato alterato del test combinato
  • Anche in gravidanze a basso rischio, previo counseling

Oggi la tendenza internazionale è verso un’offerta universale, con adeguata informazione.

Limiti del DNA fetale libero

Nonostante l’elevata accuratezza, esistono fattori che possono influenzare il risultato:

  • Bassa fetal fraction
  • Obesità materna
  • Gravidanze gemellari (accuratezza leggermente inferiore)
  • Mosaicismo placentare

La corretta interpretazione richiede sempre il supporto del medico curante e, se necessario, di un genetista.

Il ruolo del counseling genetico

Prima e dopo il test è raccomandato un colloquio informativo che chiarisca:

  • Cosa può e cosa non può rilevare il test
  • Il significato di un risultato positivo o negativo
  • Le eventuali opzioni diagnostiche successive

Questo approccio è coerente con i principi di medicina etica e con le raccomandazioni delle società scientifiche.

Il DNA fetale libero nella pratica clinica: l’applicazione nei test NIPT

DNA fetale libero

La scoperta del cffDNA ha permesso di sviluppare test sempre più sofisticati, oggi disponibili anche in Italia.

Tra le applicazioni cliniche disponibili rientra PrenatalSafe, un test prenatale non invasivo basato sull’analisi del DNA fetale libero nel sangue materno.

PrenatalSafe si inserisce nel contesto dei NIPT come:

  • Test di screening avanzato
  • Eseguibile dalla 10ª settimana
  • Basato su tecnologie validate scientificamente
  • Integrabile nel percorso prenatale condiviso con il ginecologo

L’utilizzo di metodiche conformi agli standard internazionali e l’aderenza alle linee guida garantiscono un approccio responsabile e clinicamente fondato.

Un esame sicuro

Il DNA fetale libero (cffDNA) rappresenta una delle scoperte più importanti della medicina prenatale moderna.

Grazie alle evidenze pubblicate su riviste autorevoli come Nature Medicine e NEJM, e alle raccomandazioni dell’ACOG, il NIPT è oggi considerato il test di screening più accurato per le principali aneuploidie.

Per i futuri genitori, significa poter accedere a un esame:

  • Non invasivo
  • Sicuro
  • Scientificamente validato
  • Inserito in un percorso clinico strutturato

Per ginecologi e ostetriche, rappresenta uno strumento di screening con elevata performance, da integrare nel counseling prenatale secondo le linee guida.

Comprendere cos’è il cffDNA e come funziona permette di affrontare la scelta del test prenatale con maggiore consapevolezza, serenità e fiducia nella scienza.

Eurofins Genoma consiglia i seguenti test

Prenatalsafe® è un esame prenatale non invasivo che rileva eventuali anomalie cromosomiche e malattie genetiche del feto, analizzando il DNA estratto da un campione di sangue materno.

Embryosafe® valuta la presenza di anomalie genetiche nella coppia prima del concepimento assistito, per prevenire la tramissione di eventuali malattie genetiche all’embrione.

Gexome® è il test postnatale che analizza tutti i geni, individuando così l’anomalia genetica che ha comportato un’eventuale malattia e fornendo una diagnosi anche quando i sintomi sono aspecifici.

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